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Materiali e soluzioni innovative, Normativa

Quando le indagini non danno solo numeri

21 Ottobre 2020

Articolo a cura di CODIS, Associazione per il controllo, la Diagnostica e la Sicurezza delle Strutture Infrastrutture e Beni Culturali pubblicato sul trimestrale cartaceo Lo Strutturista.

Le indagini in situ spesso vengono intese “solo” come strumento per conoscere le strutture esistenti sotto il profilo dei dettagli costruttivi e delle caratteristiche meccaniche e quindi esclusivamente finalizzate alla costruzione di un modello di calcolo e di analisi. Le nuove norme tecniche ed ancor più la Circolare n.7/2019 hanno introdotto considerazioni piuttosto innovative in questo approccio che forse, ad un anno di distanza dall’entrata in vigore, non sono ancora state pienamente recepite dai tecnici.

In questo breve articolo presentiamo i risultati di diversi mesi di ricerca sul campo poi scaturiti in confronti col “Comitato Tecnico Scientifico in materia di rischio sismico della Regione Toscana” (organo consultivo della Giunta Regionale istituito con delibera n.606 del 21/06/2010), che hanno portato infine alla formulazione di quesiti e chiarimenti, specifici ed a nostro parere innovativi, nell’approccio alle verifiche del costruito esistente.

Il tema affrontato è quello, sempre controverso e ricco di interpretazioni, di come la norma riesca ad essere descrittiva del costruito storico e come le analisi ed i risultati che discendono dalla sua applicazione possano essere “realistici”, atteso che la valutazione della sicurezza (8.3 NTC2018) è un “processo quantitativo” e quindi attraverso questo metodo, ferreo e preciso e non qualitativo o discrezionale, deve passare anche il giudizio sulle condizioni di idoneità statica o meno di un edificio.

Emerge infatti, talvolta, la difficoltà oggettiva di rappresentare ed analizzare la realtà complessa e variegata dell’esistente con i metodi di calcolo, piuttosto rigidi e standardizzati, proposti dal corpo normativo; lo sforzo che è stato fatto con questa ricerca è quello da un lato di impiegare le indagini per “dare i numeri” alle analisi, accompagnando le analisi “a tavolino” con controlli “sperimentali” in situ, dall’altro di “sfatare” alcune rigide interpretazioni che rischiano di rendere non comunicante il mondo dell’analisi con quello della “realtà” costruttiva.

La nota integrale (denominata “Stralcio del verbale della seduta del 05.11.2019 del Comitato Tecnico Scientifico della Regione Toscana”) di cui nel presente articolo è riportato, per brevità, solo qualche cenno, è liberamente scaricabile (in attesa della pubblicazione annuale sul sito ufficiale della Regione Toscana) dal sito: www.indagininondistruttive.it ed è il frutto di alcune metodologie di indagine, analisi e ricerca fatte dalla società di ingegneria Sicuring srl, col contributo di studio ingegneria Marco Peroni e studio associato IMA, nell’ambito di un incarico di indagini e verifiche di vulnerabilità statica e sismica su alcuni edifici pubblici anche di interesse storico.

I quesiti riguardano essenzialmente chiarimenti sulle modalità di svolgimento ed interpretazione delle verifiche statiche e di gestione del loro esito relativamente ad edifici esistenti con struttura in c.a. e muratura.

Pur nella specificità di ogni edificio e di ogni singola situazione esaminata e nella discrezionalità di giudizio che compete, caso per caso, al tecnico incaricato, i quesiti mirano ad esplicitare e condividere un percorso interpretativo delle norme applicabile al costruito esistente, laddove ad esempio le metodologie di calcolo in esse proposte rischiano di non cogliere l’effettivo comportamento reale, indirizzando verso l’uso di formule di “progetto” del nuovo da impiegare per le analisi di “verifica”; i temi affrontati sono di estrema attualità anche alla luce delle sempre più numerose verifiche di vulnerabilità sismica che possono evidenziare problemi, ancor prima e più frequentemente, in ambito statico che sismico: evidenziando i limiti della normativa nel saper delineare il confine tra “non rispetto formale dei dettami normativi” e “criticità rea- li” del costruito, a fronte però della improcrastinabilità di intervento, apparentemente, in entrambi i casi e del giudizio “quantitativo” e non “qualitativo” che la norma stessa impone.

Tali aspetti sono ancora più evidenti per edifici storici o di valore monumentale o vincolati, in c.a. o muratura, aventi alle spalle, quindi, molti decenni o talvolta secoli di esistenza ed in cui l’assenza di quadro fessurativo, cedimenti, lesioni o altro tipo di ammaloramenti si scontra con la difficoltà di rappresentare invece in termini formali (diremmo “numerici”) l’assenza di presunte problematiche, e quindi spingendo potenzialmente verso un giudizio “formale” incongruente: tan- to da chiedersi se, quello dell’analisi numerica sia lo strumento esplorativo (o comunque il solo) adeguato a delineare il livello di sicurezza; d’altro canto è ovvia l’esigenza di avere un metro di “giudizio esperto” quanto più certo e condiviso tra i tecnici a vario titolo coinvolti, in grado di coglierne l’effettivo livello di sicurezza senza sottovalutare effettivi rischi ma neanche ingenerando inutili o fuorvianti allarmismi e conseguenti, altrettanto inutili, interventi di “messa in sicurezza” statica. Anzi la conseguente estrema eterogeneità di interpretazione dei risultati che ne scaturiscono rischia di produrre effetti che contrastano con un auspicato approccio “prestazionale” della norma.

Conoscenza, diagnostica, sperimentazione in situ devono indubbiamente accompagnare analisi e verifica del costruito esistente, perciò si precisa che i quesiti proposti presuppongono un robusto approccio diagnostico sui manufatti (“almeno” con livello di conoscenza LC3) e con anche un importante supporto sperimentale delle assunzioni via via fatte.
I quesiti riguardano (si riportano per brevità ed in corsi- vo, solo alcune risposte, rimandando alla nota integra- le per i necessari approfondimenti):

– Analisi dei carichi;

In base al punto 8.5 del D.M. 17.01.2018 al fine di definire un modello di riferimento per la valutazione della sicurezza è necessario un rilievo geometrico-strutturale sia degli elementi portanti verticali che degli orizzontamenti. Se tale rilievo è accompagnato da uno studio accurato dei materiali, con una valutazione dei pesi uni- tari, si ritiene che, in accordo con il punto 8.5.5. del D.M. 17.01.2018, sia accettabile una riduzione del coefficiente parziale dei carichi permanenti che, prudentemente, non dovrebbe scendere sotto il valore di 1,1.

– Definizione del modello di riferimento per le analisi;

In accordo con il punto C8.5 della Circolare applicativa n.7/2019, è consentito per gli edifici in muratura, a fronte di un accurato rilievo per la definizione del modello di analisi, assumere un coefficiente di sicurezza γm sul materiale non inferiore a 2 sia per le verifiche statiche che sismiche.

– Verifica delle pareti murarie alle azioni non sismiche;

– Verifiche su elementi in cemento armato;

– Certificato di idoneità statica, valutazione della sicurezza e prosecuzione d’uso degli ambienti;

Le valutazioni, relative all’idoneità statica di un fabbricato, devono essere frutto di un procedimento analitico di verifica del fabbricato al quale sono applicate le azioni non sismiche.

CODIS, Associazione per il controllo, la Diagnostica e la Sicurezza delle Strutture Infrastrutture e Beni Culturali è partner tecnico di SED, la fiera della rinascita in programma a Caserta dal 5 al 7 Maggio 2022.

SED 2024: COSTRUIRE IL CAMBIAMENTO