Interviste

Un nuovo umanesimo digitale: la prospettiva del prof. Mazzone

Febbraio 2, 2021

La redazione di SED ha intervistato il prof. Carlo A. Mazzone, sviluppatore di software e sistemista e docente di informatica. Il prof. Mazzone è l’unico italiano ad essere arrivato nella Top 10 del Global Teacher Prize, il Nobel dei docenti. A lui abbiamo chiesto le prospettive per il futuro del digitale per quanto riguarda la cultura digitale e il settore dell’edilizia.

Da una decina di anni a questa parte siamo immersi in un mondo sempre più digitale. L’impressione è che ci siamo ritrovati con strumenti che offrono grandi potenzialità ma senza nessuno che ci abbia insegnato ad utilizzarli. La pandemia da Covid-19 ha portato il nostro Paese ad a interrogarsi seriamente sul tema delle competenze digitali. Prof. Mazzone, secondo te qual è lo stato dell’arte della cultura digitale in Italia?

In relazione alla cultura digitale in Italia credo che, purtroppo, si sia ancora molto indietro, in un contesto in cui meno dell’ottanta percento delle famiglie italiane ha a disposizione una connessione a banda larga con una popolazione di solo il 20% circa che può vantare competenze digitali di tipo avanzate. Da notare come per la maggioranza delle famiglie che non usano Internet da casa la motivazione sia prevalentemente quella dell’incapacità dell’utilizzo della Rete. Inoltre, il nostro Paese mostra un rilevante ritardo nel confronto internazionale. Ancora, esiste un forte squilibrio generazionale che vede fortemente svantaggiate le persone più avanti con gli anni. In questa ottica vedo comunque con favore e speranza gli sforzi relativi alla “Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese” messa in campo dal MID, il Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Molte volte, quando si parla di digitale e di cultura digitale si intende l’aspetto che riguarda le tecnologie digitali mettendo spesso in secondo piano il tema dell’educazione digitale, quella che in gergo si chiama “media education”. Prof. Mazzone, dalla tua esperienza come docente, quanto è importante sensibilizzare i giovani, ma non solo, a sviluppare un pensiero critico in merito all’utilizzo dell’ambiente digitale?

Come ripeto stesso, il digitale è solo uno strumento ed il suo uso tecnico può essere appreso, almeno nelle linee basilari, in maniera abbastanza semplice. Molto più complesso è padroneggiarne i variegati aspetti che hanno a che fare con il suo corretto utilizzo “sociale”. In un certo senso, estremizzando il discorso, si può pensare al fatto che la competenza tecnica non sia strettamente legata al contesto culturale in senso lato. Per far comprendere questa considerazione, ricordo spesso come medici e infermieri estremamente preparati abbiano commesso efferati crimini contro l’umanità. Parafrasando tale considerazione, ribadisco come l’essere abili con lo strumento digitale non sempre corrisponda al suo giusto utilizzo. Semplificando al massimo penso a quanto lavoro si debba ancora fare in merito alla corretta interpretazione delle informazione veicolate nella Rete, in particolare nel contesto social, in cui si è facilmente preda di notizie false veicolate in maniera estremamente raffinata e altrettanto pericolosa. Tutto ciò spesso è poi linfa vitale per comportamenti violenti nell’ambito della comunicazione che, non perché virtuale, è meno dannosa e pericolosa di quella che avviene in un rapporto sociale “in presenza”

L’indagine Istat “Digitalizzazione e tecnologia nelle imprese italiane” pubblicata il 12 agosto 2020, indica che nel periodo 2016-2018, il 73,2% delle imprese di piccole dimensioni ha adottato tecnologie digitali mentre la percentuale aumenta significativamente per le aziende con oltre 500 addetti che nello stesso periodo ha investito del 97,1%. Secondo te perché c’è grande lentezza da parte di molte imprese nel progredire verso un processo di vera digitalizzazione?”

Secondo il mio parere, la lentezza nello sfruttamento del digitale nella sua pienezza all’interno del mondo aziendale può essere imputabile, ancora una volta, ad una mancanza di cultura, appunto digitale, in tale mondo. Credo si debba investire ancora molto in relazione ad una capillare ed efficace informazione affinché l’imprenditorialità italiana possa cogliere le enormi opportunità che una vera digitalizzazione delle attività produttive e di servizi può portare in tale comparto. Inoltre, purtroppo, credo ci sia ancora molto da fare in relazione alla formazione di un numero di professionisti del settore informatico altamente preparati che possa indirizzare e supportare queste dinamiche. Ancora una volta, ritengo che l’investimento più importante sia proprio quello nella formazione e che gli sforzi economici profusi in questa direzione siano quelli a che a medio, lungo termine possano dare le maggiori risposte in termini di innovazione ma anche di sana occupazione.

L’edilizia in Italia è un comparto strategico che non può prescindere da una vera digitalizzazione. Come vedi lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali che si stanno diffondendo nel campo dell’edilizia? Il digitale nel settore dell’edilizia che ruolo ricopre?

Conosco personalmente, da anni, il mondo del digitale e, nello specifico, del software applicato al contesto dell’edilizia. Si tratta di un connubio assolutamente inscindibile che risale ormai agli anni 80 e che si è affermato in maniera prepotentemente virtuosa facendo incontrare esperti softwaristi con le figure professionali del settore in questione quali geologi, architetti ed ingegneri. Mai come ora il digitale può e deve aiutare un settore quale quello edilizio che forse più di tutti ha sofferto una crisi economica presente ancor prima del Covid-19. Il questo ambito il digitale può servire per agevolare la sburocratizzazione dei processi normativi legati al settore edile e per dare anche spazio a servizi sempre più evoluti per i professionisti del campo delle costruzioni e dell’ambiente.

Prof. Mazzone, dall’esperienza maturata durante il lockdown (DAD, smartworking, telelavoro, …) quali aspetti e quali valori dovremmo conservare in vista del futuro? Nel dettaglio, secondo te quali sono le prossime sfide per continuare la diffusione della cultura digitale nel nostro Paese?

In un contesto già tumultuoso di suo, per l’enormità degli impatti dovuti all’evoluzione digitale, si è innestato negli ultimi mesi, in una sorta di “tempesta perfetta” il cambiamento radicale di vita imposto dal Covid-19. I due elementi si sono in questa situazione, per certi aspetti, fusi l’uno nell’altro: il digitale è stato un baluardo per mantenere una certa normalità di vita, sia all’interno della scuola, ad esempio con la didattica e distanza, sia nella società tutta, attraverso un uso ancora più massiccio dei social e delle videoconferenze.

Le conseguenze di tutto ciò sono state addirittura storiche e probabilmente condizioneranno in maniera sostanziale anche il futuro post Covid. Penso, ad esempio, ai nuovi modelli di lavoro che si sono spostati tra le mura domestiche creando, da una parte, enormi contraccolpi economici nell’ambito di tutto quello che ruotava intorno agli ex luoghi di lavoro fatti di grandi palazzi, quando non grattacieli, e, d’altra parte, nelle enormi possibilità che la libertà di non doversi per forza spostare per lavoro può comportare.

In questa ottica dobbiamo mettere al centro un nuovo Umanesimo Digitale per evitare impatti sociali futuri che potrebbero scuotere nelle fondamenta l’intera nostra società.

Un primo elemento riguarda ovviamente il rischio che solo una nuova élite di lavoratori possa usufruire di tali opportunità, una classe fatta da personale altamente specializzate in quanto i lavori di tipo manuale stanno scomparendo dallo scenario occupazionale.  

D’altra parte, penso alla possibilità di riportare vita ai piccoli borghi e paesi, in particolare delle zone più svantaggiate del Sud Italia, facendo sì che si torni ad abitare dai luoghi dai quali si è fuggiti per trovare lavoro nei grandi centri urbani. Ma voglio pensare non più in termini di agglomerati urbani ma piuttosto di agglomerati umani in cui riscoprire il senso del lavoro come strumento per vivere una vita appagante fatta di riscoperti, semplici, autentici, rapporti umani favoriti dal piccolo centro.

Compito nostro, come pensatori e attori della società, è quello di interpretare il tempo corrente e fornire indicazioni utili per tracciare una via che, volendo, sia anche una visione a cui tendere. Il compito, invece, di realizzare in modo concreto queste tensioni e aspettative è affidato, come normale che sia, alla politica che deve guidare attraverso scelte sagge e ponderate al nostro prossimo, immediato, futuro.

In queste scelte vedo, ancora una volta, una rinnovata richiesta di umanesimo digitale che concretizzi l’accesso alla connettività Internet come bene primario e pubblico per tutti i cittadini in tutto il territorio nazionale.

Ancora, missione primaria della politica sarà quella di consentire una efficienza redistribuzione del benessere evitando che il digitale aumenti le differenze già esistenti tra le classi sociali non consentendo che la crescita economica di taluni comporti l’automatico peggioramento delle condizioni di altri.

Carlo A. Mazzone, sviluppatore software e sistemista, è docente di informatica nella Scuola Superiore. Insegnante imprenditivo di Junior Achievement Italia ha ricevuto il JA Italia Top Teacher Lifetime Achievement Award ed è l’unico italiano ad essere arrivato nella Top 10 del Global Teacher Prize, il Nobel dei docenti. Carlo Mazzone è inoltre un digital evangelist e autore di pubblicazioni di divulgazione informatica, best seller in Italia.

Al SED, il Salone dell’Edilizia Digitale in programma a Caserta nel Maggio del 2022 si parlerà molto di cultura digitale; non mancheranno anche conferenze e seminari con rilascio di crediti formativi sui suddetti temi durante la tre giorni.

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